venerdì 18 gennaio 2013

Salotto Letterario

Buona sera miei cari ent ecco come vi avevo promesso l’altro giorno l’intervista tanto attesa allo scrittore Davide Truzzi conosciamolo insieme:

- Ciao Davide, benvenuto nel nostro piccolo angolino segreto, io e mia sorella Selene siamo liete di averti con noi quest'oggi per questa piccola intervista, ti va di parlarci un po' di te e dei tuoi interessi?

Ciao, piacere mio!
Sono nato nel 1985 e lavoro come programmatore software. Purtroppo ho più passioni del tempo che ho a disposizione per coltivarle, quindi faccio il possibile per seguire tutto ciò che mi interessa, in particolare la scrittura (ovviamente), la fotografia (specialmente a eventi e concerti metal) e il tiro a segno.
Quanto agli aspetti artistico/cuturali, sono interessato specialemente di storia e letteratura degli ultimi due secoli. Devo dire che apprezzo più i "classici" rispetto agli autori contemporanei, perché trovo che siano ancora loro i veri punti di riferimento a cui guardare quando si tratta di "bello scrivere".


- Quando è iniziata la tua passione per la scrittura, e quando hai capito di voler diventare scrittore?

Non saprei dare una data precisa, penso che la passione per la scrittura sia stata una diretta conseguenza di quella per la lettura. Di certo, alcuni eventi ed esperienze personali hanno giocato un ruolo molto importante nel trasformare una specie di hobby coltivato in privato in un'ambizione più seria.

- Hai mai partecipato ad un concorso letterario?

Se si esclude qualche concorso a selezione per raccolte di racconti, no. Trovo raramente concorsi dedicati al fantastico, e ancor più raramente con bandi che mi dicano qualcosa; ho sempre incontrato molta difficoltà a scrivere seguendo specifiche e paletti. Tra l'altro, anche nelle poche volte in cui ho partecipato l'ho sempre fatto con racconti scritti in precedenza e che rispettavano il bando per caso.

- Hai un genere preferito nella lettura?

Non proprio: ciò che ho sempre cercato nella lettura è un qualcosa in grado di farmi crescere dal punto di vista culturale, quindi vado più alla ricerca di autori che di generi. La più grande soddisfazione che posso provare leggendo è la sorpresa di fronte a un passaggio geniale, alla scoperta di un verbo o di un aggettivo che non conoscevo, a un uso originale della lingua. Questo approccio, chiamiamolo "literary", è trasversale ai generi e dipende solo dalla penna di chi scrive. Purtroppo, però, questo genere di ricercatezza si sta perdendo.

- Il tuo autore preferito?

Non posso accontentarti, devo citarne almeno quattro: Ungaretti per il genio, D'Annunzio per la cultura, Poe per lo stile e Lovecraft per la creatività.

- Il tuo libro preferito?
Scelta decisamente ardua. Non credo di averne uno davvero "preferito", ma tra i migliori che io abbia mai letto spicca di certo Lo Zarathustra di Nietzsche: un'opera monumentale di pensiero, allegoria e narrativa.

- Cosa pensi del fantasy? Il tuo personaggio preferito?

In tutta onestà non sono un gran lettore di fantasy. Del resto, anche In Nomine Patris è un fantastico e non un fantasy, benché qualche elemento in comune col genere ci sia, per esempio il monomito.
A ogni modo quello che è, forse, il mio personaggio preferito di sempre non lo devo alla letteratura, ma ai manga giapponesi: Capitan Harlock di Leiji Matsumoto.

- Che significato ha per te la parola scrivere?


La scrittura è un mezzo espressivo attraverso il quale esprimere idee, concetti, riflessioni. Si scrive quando si ha qualcosa da dire, e non parlo certo del qualunquismo dozzinale di certi mainstream, ma di analisi e critiche sociali profonde e meditate. Si "scrive" quando si ha qualcosa da dire, altrimenti si sta facendo intrattenimento spicciolo e sterile.

- Se potessi scegliere di vivere in un’ambientazione letteraria quale sceglieresti?

Un buon candidato potrebbe essere proprio il New England di Lovecraft, possibilmente dalla parte di "quelli di fuori".

- Nel 2012 esordisci con il tuo primo romanzo In Nomine Patris che viene definito dalla stessa casa editrice  "il capolavoro dell’anno". Ti va di raccontarci com’è nato?

In Nomine Patris è nato da un'idea di parecchi anni fa, rielaborata più volte attorno al nocciolo fondamentale della trama perché potesse racchiudere tutto ciò che volevo dire.
Volevo scrivere qualcosa di molto diverso dal solito, possibilmente senza precedenti (a me noti, chiaramente).
Inizialmente avevo pensato di farne una specie di cyberpunk, ma scartai l'idea quasi subito in favore della creazione di un'ambientazione completamente inedita: un complesso aldilà in cui incrociare mondi dei vivi e dei morti, divinità e guerrieri che lottano tra loro e contro il loro destino.
In Nomine Patris narra di una guerra in cui sono coinvolti otto mondi diversissimi per cultura, storia e tecnologia, mentre i guerrieri che provengono da questi mondi sono dotati di personalità e comportamenti peculiari, specchio del loro passato e del mondo da cui provengono. Al di sotto di tutto questo, poi, è presente una componente allegorica di pura filosofia. Da tutto questo ne è uscita un'opera strana, in cui si possono trovare elementi di diversi generi: dal fantastico puro alla fantascienza, passando per l'horror e persino per la letteratura classica e moderna.

- Come mai hai scelto come titolo In Nomine Patris?

È al tempo stesso una provocazione e un riferimento alla trama del libro. Ogni capitolo del romanzo ha, come titolo, una citazione in latino che funge da chiave per la sua comprensione. Il titolo non fa eccezione, racchiude tutto quanto ed è la chiave dell'intero romanzo.

- Hai intenzione di scrivere un seguito?

Sono al lavoro sul prossimo capitolo della saga, ma non posso dirvi se sarà un prequel o un sequel.

- Qual'è il personaggio al quale sei maggiormente affezionato, e perché?


Reler e Breena a pari merito. Sono molto orgoglioso di tutti i miei personaggi, ma lo sono in particolare di loro due.
Breena è una ragazza tenace e combattiva, dal carattere spettacolare: sa essere solare e dolce, ma anche impulsiva e a tratti irascibile. Si lascia trascinare da scatti di rabbia che bruciano in fretta, e sa scacciare l'ira per tornare presto al buon umore. Ma tutto ciò non deve ingannare: è degna della stirpe di guerrieri che l'ha generata, e sa dimostrarlo in modi molto brutali.
Reler è molto diverso da lei: ha un animo tormentato, pieno di cicatrici. Tetro e ombroso, si comporta in modo aggressivo e scontroso, ma non è sempre stato così, e la sua vera essenza riaffiora di tanto in tanto. È un personaggio enigmatico, difficile da interpretare senza soffermarsi a sufficienza sulla sua contorta psiche, risultato d'una vita di rabbia, rancore e solitudine che lo portano ad azioni al limite della follia.

- Qual'è invece quello che ti ha dato maggior difficoltà nella sua realizzazione?

Di certo Kedön: è un alieno estremamente evoluto, dalla fulgida mente ma incapace di provare qualsiasi sentimento. Le sue azioni sono sempre il frutto di ragionamenti razionali, depurati da ogni emozione e stato d'animo. Interpretarlo in modo credibile ha richiesto un notevole sforzo d'immaginazione e pianificazione.

- Appena hai finito di scrivere il tuo romanzo qual è stato il tuo primo pensiero?


In realtà il passaggio verso la parola "fine" è stato talmente lungo e graduale che a stento me ne sono accorto. Nel tempo ho rivisto l'opera molte volte, sia da solo che durante il lavoro per Linee Infinite, e ho consegnato l'ultima revisione la sera prima del termine massimo per andare in stampa; solo allora mi sono resto conto che "era fatta" e che, errori sfuggiti a parte, non l'avrei più modificato. Comunque stavo già lavorando sul seguito, quindi dopo qualche ora e una dormita mi ero già abituato all'idea.

- Mentre scrivevi hai mai avuto il famoso e tanto temuto blocco dello scrittore?

Ovviamente, a proposito di una decisione importante ne ho avuto uno durato mesi e che ha richiesto una vera e propria analisi per essere risolto. Altri invece si sono risolti da soli, semplicemente pensando ad altro.

- Mentre chiacchieravamo l’altro giorno mi hai detto che oltre ad essere uno scrittore ti interessi molto di musica metal, e che insieme ad un gruppo, i Sensorium, state creando la colonna sonora del tuo libro ti va di darci qualche anticipazione su che tipo di musica hai immaginato mentre scrivevi il tuo romanzo?

Devo alla musica molte delle suggestioni e delle atmosfere del romanzo. Sono appassionato di musica metal, seguo parecchi concerti e collaboro con un paio di webzine di settore. Ho conosciuto i Sensorium grazie al loro ex tastierista (Andrea), e li ho sempre apprezzati per l'originalità del loro sound, che s'adatta ottimamente al libro. Inizialmente ho proposto loro di comporre giusto un paio di pezzi, ma loro si sono offerti di creare un intero full length. Inutile dire che sono entusiasta del lavoro che stiamo facendo insieme, e i primi pezzi già dimostrano il potenziale del progetto.
Quando l'album sarà pronto, tra l'altro, verrà distribuito anche assieme al libro.

- Perché hai scelto di intraprendere la strada del fantastico e non un'altra strada?


Perché amo la sua potenza allegorica e d'astrazione, capace liberare il "fatto" dal pregiudizio culturare sul fatto stesso, di mascherare la realtà umana in un mondo inventato, di andare molto al di là della mera narrazione.
Nel fantastico sento dire troppo spesso, e con rammarico, frasi del tipo "No no, io non volevo dire niente, volevo solo raccontare una bella storia". Molti lo fanno per paura del dissenso dei lettori o per venire incontro a un pubblico più vasto possibile, ma così si mortifica l'atto stesso dello scrivere.
Il fantastico ha tutte le potenzialità per uscire dal luogo comune del genere da ragazzini, e reclamare la dignità artistica che gli spetta.

- Attraverso i tuoi libri qual'è il messaggio che vorresti far arrivare ai tuoi lettori?

Di messaggi più o meno nascosti ce ne sono moltissimi, in gran parte riconducibili a tre macro-categorie: la critica a molti aspetti della società contemporanea, l'individualismo come reazione di coloro che non si adattano, e il conflitto interiore tra sentimenti e ragione, tra istinto e intelligenza.

- Hai qualche consiglio da dare ha chi vuole intraprendere la carriera da scrittore?


Tempo fa scrissi un articolo semiserio sull'argomento, ma in questo caso mi limiterò a una raccomandazione ben precisa: mai accettare un contratto a pagamento pur di pubblicare.
Gli editori a pagamento non credono in ciò che pubblicano, lucrano soltanto sui sogni degli esordienti o aspiranti tali. Non investono in promozione e sono spesso ignorati dai librai e dagli addetti del settore, inoltre una pubblicazione a pagamento è, ormai, una macchia sul curriculum di uno scrittore.
Evitate. Esistono siti come www.writersdream.org che si occupano dell'argomento da anni, informatevi bene prima di cedere i vostri soldi (e le vostre opere) a certi soggetti.

- Quali sono i tuoi programmi Futuri? Ci sono nuove aspettative nel capo editoriale? Hai in mente di scrivere qualche nuovo romanzo?

Al momento sono impegnato col prossimo capitolo della saga di In Nomine Patris e con un progetto fantasy a lungo termine, direi che ne avrò abbastanza per un po'!

- Bene siamo arrivati alla fine di questa lunga intervista ^_^ ti ringraziamo per averci dedicato un pò del tuo tempo, e  per aver collaborato con noi e i nostri blog, spero tornerai a trovarci un abbraccio Arwen e Selene

Grazie a voi per l'ospitalità, alla prossima!

Davide

bella l'intervista non trovate ^_^ be prima di concludere volevo ricordavi che tra Domenia e Lunedi Partiranno gli speciali dedicati a questo splendido libro non mancate vi raccomando a presto

La Vostra Adorata Arwen ^_^

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