lunedì 5 giugno 2017

Salotto Letterario: Ospite del giorno Cecilia Randall

Buon pomeriggio entucci, quest'oggi abbiamo l'opportunità di conoscere un po meglio un autrice molto acclamata tra i ragazzi e le blogger italiane sto parlando di Cecilia Randall, autrice della saga Hyperversum. Abbiamo avuto l'onore di intervistarla e scoprire qualcosina in più su di lei e sulla sua splendida saga, ma prima di passare alle domande ecco qualche riga sulla sua bio


Sono nata a Modena e cresciuta a “pane, libri e fumetti”. Non viaggio mai senza avere in valigia matite, colori e blocco da disegno e quando mi trovo in una città nuova (in qualsiasi parte del mondo), la prima cosa che cerco è la libreria più vicina.
Pur avendo da sempre la passione per il disegno e la grafica, mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere e in seguito, grazie a un master in Comunicazione e Tecnologie dell’Informazione presso l’Università di Bologna, ho lavorato a lungo come grafico, web designer e, occasionalmente, come illustratrice.
Il mio esordio nel mondo dei libri avviene nel 2006 con il romanzo Hyperversum.



1. Salve Cecilia è un onore poterla ospitare nel nostro salottino virtuale. La prima domanda che le vorrei porre è questa, chi è Cecilia? 

L’onore è tutto mio! Grazie per avermi invitata, sono felice di essere qui con voi. Cecilia Randall è una mamma appassionata di grafica, lingue straniere, cinema, letteratura, storia, archeologia, computer e giochi di ruolo. Scrive romanzi per passione e per professione, sogna di tornare a fare la web designer almeno nei ritagli di tempo (ma quali?) e vorrebbe tanto anche ricominciare a disegnare. Per ora però, dedica ogni minuto possibile al suo piccolo terremoto di due anni e mezzo.

2. Quando ha avuto il suo primo approccio alla scrittura e quando ha capito che essa faceva parte di lei?

Ho iniziato a scrivere storie appena ho imparato a tenere la penna in mano, ma subito dopo ho cominciato anche a disegnarle, quindi posso dire che ho capito prestissimo che inventare storie faceva parte di me. Però per lungo tempo ho sognato di diventare fumettista, quindi inizialmente consideravo il disegno come il mio mezzo preferito per raccontare. Poco a poco ho capito che scrivere mi era più congeniale ed eccomi qui.

3. Ha avuto dei momenti in cui si è chiesta se questa era la strada giusta per lei, se la scrittura era così importante?

La scrittura è importantissima per me e non ho mai pensato a rinunciare, nemmeno quando lavoravo otto ore in ufficio e scrivevo di notte, in vacanza e nei ritagli di tempo, per onorare le scadenze con l’editore. Quando faccio una cosa con passione, non mi pesa e non mi lascio fermare dai dubbi. Poi è nato Luca e non potevo più portare avanti due lavori così impegnativi come la grafica e la scrittura. Ho dovuto scegliere e ho scelto la scrittura, senza alcuna esitazione.

4. Spesso capita di sentir parlare del "blocco dello scrittore", le è mai capitato? Se è sì, come ha superato questo momento?

Incrocio le dita, ma finora no, non mi è mai capitato. Devo dire però che da quando pubblico romanzi ho iniziato a fare una sinossi completa e molto dettagliata della storia, prima di iniziare la stesura vera e propria del romanzo. Questo aiuta sempre a superare i momenti difficili, perché so in anticipo cosa devo scrivere e, se decido di cambiare qualcosa nella trama, riesco immediatamente a calcolare che ripercussioni ha ogni cambiamento su tutto il resto. Molti altri autori non si trovano bene a fare sinossi o schemi, ma per il mio modo di lavorare funziona.

5. Ci sono nel mondo letterario molti scrittori e scrittici emergenti, spesso per loro non è facile farsi conoscere e di conseguenza cadono così nello sconforto, si sente di dare loro dei consigli o un incoraggiamento?

Incoraggiamento tantissimo, perché la strada per farsi conoscere è lunga, piena di alti e bassi e ci vuole davvero tanta pazienza. Non bisogna mai lasciarsi scoraggiare. Dare consigli che valgano per tutti invece è quasi impossibile, perché le strategie efficaci variano da momento a momento e anche da libro a libro, quindi da autore ad autore e da genere a genere. Di sicuro il web e i social network sono importanti e imprescindibili e vanno curati con molta attenzione e qualche investimento in termini di tempo e risorse. Individuare con precisione il target di riferimento del proprio libro è il primo passo da non sbagliare per poi sviluppare la strategia di promozione migliore.

6. Ora parliamo della saga che l'ha resa tanto famosa, Hyperversum. Da cosa è nata l'ispirazione e perché la scelta di uno scenario come il medioevo?

Ho da sempre la passione per il medioevo e in generale per gli eroi in armatura. È iniziata quando ero piccola e leggevo le avventure di re
Artù, di Robin Hood e dei paladini di Carlo Magno e non mi ha mai abbandonata, anzi, crescendo ho visitato mille castelli e borghi medievali, ho letto tonnellate di libri sul medioevo, ho visto rievocazioni storiche e visitato musei. In parallelo cresceva la mia passione per i giochi di ruolo, i computer e i videogames. Alla fine, da tutti questi elementi mescolati insieme è nato lo spunto per Hyperversum.

7. I personaggi che i lettori scoprono sono molti, ma lei in quale si ritrova e perché? 

In tutti e in nessuno. Non raffiguro mai me stessa nei miei personaggi, ma allo stesso tempo, poiché sono io che li creo, sono tutti figli miei. Mi diverto soprattutto con i personaggi che fanno cose che io non farò mai, nel bene e nel male. Scrivere per me è soprattutto questo: vivere avventure fuori dalla mia portata.

8. La storia di Alex e Marc è senz'altro quella che più ha colpito. I loro caratteri sono in continuo conflitto eppure si cercano e si vogliono. Come mai la scelta di introdurre una storia d'amore nella storia?

Più che una scelta è stata una necessità, almeno nella mia testa. Volevo a tutti i costi Alexandra protagonista di questo nuovo salto nel tempo e l’amore per Marc era l’unico sentimento così potente da indurla a tornare nel medioevo. In fondo, Alex è una ragazza con una vita serena nel XXI secolo, non avrebbe avuto alcun motivo per lasciare tutto e trasferirsi in un mondo tanto pericoloso, difficile e crudele se non il suo amore per Marc. Allo stesso tempo, non sarebbe stato plausibile che il loro rapporto fosse privo di conflitti. Alex e Marc appartengono a due mondi diversi e hanno due mentalità a volte gli antipodi, le scintille tra loro erano inevitabili.

9. L'ultimo libro uscito, Ultimate vede concludersi una delle saghe più belle e il the end di questa magnifica storia, ma ha mai pensato di scrivere un finale diverso da quello che ha scritto?

Non mi sono mai pentita di un finale. Spero di continuare così anche in futuro!

10. Come detto alcune domande prima i protagonisti di questa storia sono molti, ha mai pensato di scrivere spin-off, raccontando le loro storie?

Ho alcune sinossi nel cassetto relative ai cavalieri amici di Ian, ma le ho buttate giù per puro divertimento, non credo che diventeranno mai un romanzo vero. Ho troppe altre idee per la testa, con personaggi diversi e nuovi!

11. Siamo giunti all'ultima domanda e a quella che forse io e tutti gli altri fan attendevano. Ci sarà una continuazione per Hyperversum o davvero questa saga è giunta al termine? Può svelarci qualcosa?

Alex e Marc torneranno molto probabilmente in un ultimo (stavolta sì) romanzo e la loro storia si trasformerà in una trilogia, però non posso ancora dire se questo ultimo Hyperversum sarà il mio prossimo libro oppure no. Sto decidendo vari progetti con l’editore e forse nel 2018 ci sarà una sorpresa invece del finale della seconda trilogia di Hyperversum. Per ora non posso davvero dire più di così.

La ringrazio per la cortesia e il tempo che mi ha dedicato.

È stato un piacere. Grazie della chiacchierata!

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