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giovedì 20 ottobre 2016

La città che muore....


Mio caro e dolce diario era una vita che non scrivevo in questa rubrica e mi è sembrato il momento perfetto per farlo. L'altra sera girovagando su facebook, mi sono imbattuta in un video...


Civita, famosa come la città che muore.. è una frazione del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, nel Lazio, fa parte dei borghi più belli d'Italia. Un posto da favola ma senza lieto fine. Abitato da sole 10 persone, la cittadina si trova in una valle di tufo (roccia magmatica) ovvero lava solidificata, situata tra il lago di Bolsena ad ovest e la valle del Tevere ad est, costituita da due valli principali: il Fossato del Rio Torbido e il Fossato del Rio Chiaro. In origine questi luoghi dovevano essere più dolci e accessibili ed erano attraversati da un'antica strada che collegava la valle del Tevere al Lago di Bolsena.  

Raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale in cemento armato costruito nel 1965. Il ponte può essere percorso soltanto a piedi, ma recentemente il comune di Bagnoregio, venendo incontro alle esigenze di chi vive o lavora in questo luogo, ha emesso una circolare in cui dichiara che, in determinati orari, residenti e persone autorizzate possono attraversare il ponte a bordo di cicli e motocicli. La causa del suo isolamento è la progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita alle tipiche forme dei calanchi e che continua ancora oggi, rischiando di far scomparire la frazione, per questo chiamata anche "la città che muore" o, più raramente, "il paese che muore". Negli ultimi 500 anni il borgo si è ridotto almeno del 20 - 25%, e nella peggiore delle ipotesi questo borgo dal oggi al domani potrebbe scomparire, causa crolli inaspettati e scosse sismiche. Negli ultimi 5 anni sono stati investiti 2 milioni di euro per la messa in sicurezza di questo splendido borgo, ma col susseguirsi degli anni ne serviranno altrettanto per il monitoraggio delle frane e per far si che questa splendida cittadina possa rimanere in piedi. Oggi è possibile accederci grazie ad un lunghissimo ponte che ha sostituito la strada principale franta tantissimi anni fa. Per accedervi basa pagare il biglietto di 1,50

Un po di storia: Situata sulla cima di un colle tra le vallate formate dai torrenti Chiaro e Torbido, Civita appare arroccata su uno sperone di roccia sovrastando l' ampia conca increspata dai calanchi. Questo isolamento é il risultato di una irrefrenabile erosione che vede lo sperone tufaceo progressivamente assottigliarsi su un sottostante strato argilloso anch'esso instabile poichè per la sua natura geologica é destinato a subire l' azione erosiva degli agenti atmosferici che lo modellano nelle tipiche forme dei calanchi - piccoli bacini delimitati da creste e pinnacoli creati dall'azione dilavante della pioggia sull'argilla. Ma quando la città fu fondata dagli Etruschi 2.500 anni fa circa, non era difficile da raggiungere e soprattutto era situata in una posizione molto difendibile. Le più antiche tracce della presenza umana nell'area di Civita appartengono ad epoche molto remote; testimonianze più consistenti su base archeologica ci portano direttamente al periodo etrusco grazie alla necropoli ritrovata nella rupe sottostante il belvedere di San Francesco Vecchio. Anche la cosi detta grotta di San Bonaventura, dove si narra che S. Francesco guarì con un miracolo il piccolo Giovanni Fidanza (S. Bonaventura), sembra fosse una tomba a camera etrusca trasformata nel medioevo in cappella per le orazioni. 

Civita nel 1874
Dai pochi documenti reperiti risulta che Civita di Bagnoregio e Bagnoregio fossero due contrade di una stessa città che fino al XI sec. era denominata Balneum Regis. La leggenda vuole che a darle questo nome sia stato Desiderio, re dei Longobardi (756-774 DC), guarito da una grave malattia grazie alle acque termali presenti nella città. Alcuni manufatti artistici sono giunti sino a noi a documentare la fase longobarda alla quale mise fine Carlo Magno nel 774, restituendo il territorio al Pontefice. Da questa data Balneum Regis entra a far parte del dominio della Chiesa anche se durante il periodo feudale, la città, con il suo atteggiamento sempre ribelle e pericolosamente forte, diventò un serio problema per il papato. La signoria feudale cessa intorno alla metà del XXII secolo quando Bagnoregio si costituisce libero comune. Tuttavia, come gli altri comuni italiani, vedrà la sua autonomia minacciata dalle mire dell'Impero. La città viene occupata nel 1186 dal figlio di Federico Barbarossa, EnricoIV, che punta contro Orvieto. I rapporti con Orvieto, caratterizzano l'intera storia medievale di Bagnoregio, ma presentano un carattere costantemente ambiguo, dove questioni irrisolte causano ostilità tra gli abitanti delle due città. E' inoltre fondamentale tener conto del controllo che i Monaldeschi di Orvieto tentavano di stabilire su Bagnoregio al fine di preservarla come presidio guelfo nel quadro degli scontri contro i ghibellini di Viterbo. Il controllo esercitato da questa casata, in effetti, ben presto si tramutò in effettivo dominio.

L'epilogo di questo esasperato periodo di sovrappopolazione e sfruttamento si compie nel 1457. La causa occasionale della rivalsa è costituita dalle evasioni compiute dai Monaldeschi in campo amministrativo e fiscale a danno della comunità. Poiché i Monaldeschi si disinteressarono completamente alla vicenda, gli abitanti esasperati insorsero dando vita ad una violenta ribellione che portò alla distruzione del castello della Cervara, dal quale, i Monaldeschi avevano esercitato il loro potere per oltre un secolo. A ricordo di questi eventi furono murati, al di sopra dell'area della Porta di Santa Maria due leoni in pietra basaltica che tengono teste umane tra le loro zampe a ricordo della vittoria del popolo di Civita.

Nell'ultimo decennio del XV sec. si rafforza il controllo della Chiesa sulla città: inizia il "governo dei cardinali" i quali esercitavano il potere a mezzo di luogotenenti. Questa stretta forma di controllo da parte della Chiesa costituisce un pesante freno alle libertà comunali, che videro la loro fine quando nel 1592 venne istituita la Congregazione del Buon Governo con lo scopo di esercitare una stretta sorveglianza su ogni attività dei comuni.

Il ruolo cardine svolto da Civita nelle vicende
storiche territoriali inizia la sua parabola discendente dopo il terremoto del 1695, che provocando gravi danni alle strade e agli edifici, costrinse molti abitanti a lasciare la città. Il susseguirsi di altri terremoti con conseguenti frane e smottamenti che rischiarono di far restare Civita completamente isolata, contribuì ad incrementare il trasferimento della popolazione altrove, fino ad un quasi totale abbandono. 

Oggi Civita è un luogo incantato, dove il tempo non sembra scorrere più. La totale assenza di automobili rende l'atmosfera all'interno di Civita ancora più irreale.

Non so voi ma io mi sono letteralmente innamorata di questo fantastico borgo e spero un giorno di riuscire ad andare a visitarlo anche perchè è una delle poche meraviglie d'italia intatta.

In questo disegno del 1765 viene raffigurato il convento di San Francesco che ora non esiste più e che era situato a metà strada tra la città di Bagnoregio e Civita.



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