lunedì 9 febbraio 2015

Salottino Letterario: Intervista a Monica Peccolo



Carissimi entucci, eccoci con un nuovo appuntamento del nostro salottino virtuale, nella rubrica Salottino Letterario, dove intervistiamo per voi gli autori che vi fanno emozionare con le loro storie.

Quest'oggi è nostra ospite l'autrice del libro "Il senso del nostro amore", Monica Peccolo. Potete leggere la recensione del suo libro qui


Ma ora andiamo a conoscerla meglio...

1. Ciao, Monica, benvenuta nel mio piccolo angolo dedicato agli scrittori. Per prima cosa ti chiedo di parlarci di te, di dirci chi è Monica Peccolo.

R. Una donna, orgogliosa di esserlo, nonostante le difficoltà che questo comporta nella nostra società ancora oggi. Una compagna e una mamma, spero anche una buona amica per tante persone intorno a me. Un essere umano che cerca di vivere bene, sfruttando la bellissima opportunità di camminare in questo mondo.


2. Nella tua biografia si legge che sei cresciuta in mezzo all’arte grazie al mestiere dei tuoi genitori. Ti va di parlarci di loro e del loro lavoro?

R. Ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente molto particolare. I miei genitori hanno fondato e costruito, anno dopo anno, una galleria di arte d’avanguardia – quel tipo di arte dove la maggior parte delle persone rimane interdetta davanti alle opere con un grosso, invisibile, punto interrogativo davanti, avete presente? – questo mi ha permesso fin da piccola  e del tutto inconsciamente di abituarmi a visioni molto particolari e respirare un’aria internazionale. Non è stato sempre facile vivendo in una città di provincia ma, alla fine, posso solo essere grata di questa opportunità che mi ha permesso di avere uno sguardo diverso.


3. La scrittura per te è una passione oppure solo un hobby?

R. Se per hobby intendi passatempo, non scrivo per quello. Di tempo ne ho veramente poco tra famiglia e lavoro. In questi ultimi mesi mi sono chiesta spesso perché scrivo e cosa mi spinga a continuare a farlo. Alla fine credo sia la forte necessità interiore di raccontare storie. Di mettere nero su bianco ciò che vedo e che assorbo dall’esterno in una forma narrativa e rielaborata.


4. Quanto tempo occupa nelle tue giornate la scrittura?

R. Non vivendo di scrittura, purtroppo, scrivo nei ritagli del giorno. Di solito pomeriggio, sera, fine settimana. Dipende anche dai periodi. Se sono in fase di prima stesura cerco di non distrarmi troppo e lavorare in modo continuo; se nelle fasi successive ho intervalli di tempo più lunghi, dipende anche da cosa mi accade nella vita.


5. Parliamo del tuo romanzo d’esordio: Il senso interno del tempo. Come mai la scelta di questo titolo?

R. Perché il tempo è uno dei protagonisti nascosti del romanzo. La storia si svolge in un arco narrativo di circa otto mesi e alcuni momenti particolari del passato dei due personaggi, vengono focalizzati attraverso dei flashback. Ognuno vive il tempo secondo un personale orologio interno dettato da eventi, ricordi, emozioni e non dalla misurazione umana standard con cui siamo abituati a contarlo.


6. Parlaci del tuo romanzo, che storia leggeranno i lettori e da dove hai tratto l’ispirazione?

R. Lo spunto per la vicenda di Nathan ed Eva e di tutti i personaggi che ruotano dentro questa fitta trama, ha origine dal capitolo 3 dove racconto l’esperienza di volontariato con la clown terapia che il protagonista si trova ad affrontare nel reparto dove Eva lavora come medico. Poiché lui fa parte del mondo dello spettacolo, che nella visione collettiva è apparenza e superficialità, mi piaceva l’idea di confrontare due realtà così lontane e diverse.

Scorrendo le pagine troveremo questa riscoperta reciproca dei due personaggi, la loro amicizia e l’amore. Un sentimento che incontrerà gli ostacoli della realtà esterna che vivono e i loro, più personali e interiori.

Un po’ come accade a tutti noi quando costruiamo un rapporto di coppia.


7. Che messaggio vorresti dare con il tuo romanzo?

R. Non un messaggio preciso. Certo, mi rendo conto che propongo storie particolari dove inserisco alcuni spunti seri di riflessione in contesti, come quelli del romanzo d’amore, dove ci si aspetta una lettura leggera e rilassante.

Ogni lettore assorbe dal libro quello che più lo colpisce, ed è una delle soddisfazioni più belle quando qualcuno mi racconta cosa è stato e perché.


8. Altri progetti futuri?

R. Progetti ne ho diversi, di generi più disparati. Al momento ho deciso di dare precedenza alla scrittura di un romanzo ispirato da una storia vera accaduta durante la Seconda Guerra mondiale dove, ovvio,  non mancherà una coppia innamorata.

Quindi per un po’ abbandonerò il contemporaneo e farò un salto indietro nel tempo.


9. So che hai un’altra grande passione: la danza. Vuoi parlarcene? Segui i balletti o ti piace praticarla? Se è sì, quale tipo di danza e cosa ti trasmette?

R. La danza è un’arte più dinamica della scrittura, almeno per quanto riguarda il corpo, trovo, però, che abbiano molti punti in comune.

L’ho praticata fin da piccola in molte delle sue ramificazioni e la insegno da qualche anno, dedicandomi a un tipo di danza particolare che si chiama America Tribal Style, uno stile creato negli USA circa 25 anni fa da una ballerina di origine italiana. Si basa sull’improvvisazione di gruppo e fonde elementi di flamenco, danza indiana e orientale.

Ciò che la danza trasmette è diverso, anche a seconda del momento in cui ti trovi e del ruolo che rivesti, se ballerina o insegnante. In ogni modo la danza è per me energia, equilibrio, soddisfazione, crescita, sfida, forza, armonia.


10.  C’è qualcosa di te che vuoi dire che non ti ho chiesto? 

R.Per il mio carattere, ho anche parlato fin troppo di me.
Vorrei segnalare che dopo Il senso interno del tempo ho scritto un altro libro, Il senso del nostro amore, che
è il suo sequel.

Tengo a precisare che i due libri possono essere letti indipendentemente, senza perdere il significato delle singole storie che trattano.

Ringrazio te e il blog My Secret Diary, per l’entusiasmo e l’affetto con cui mi seguite e per la visibilità che mi offrite ogni volta.

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