giovedì 3 ottobre 2013

Intervista a Davide Galati autore di E un elfo li radunò

Buongiorno entucci cari! In vista del nuovo week end vi lascio con una piacevole intervista di Davide Galati bravissimo autore del libro E un elfo li radunò.
1. Ciao Davide! E’ un vero piacere poterti ospitare. Ho amato la tua storia e Questor mi ha rapito il cuore. Ma prima di conoscere l’affascinante elfo e il suo viaggio parlaci di te. Chi è Davide Galati?

Ciao Ilaria, anche se so che sembra una frase fatta, davvero il piacere è mio. Il piacere di poter parlare con  qualcuno a cui il mio libro è piaciuto e di poter parlare del mio libro, a cui tengo molto. Chi sono io? Quest’anno compio 42 anni, sono nato nel 1971, sono laureato in Filosofia con una tesi e un percorso di studio in Storia delle Religioni e nella vita lavoro per RFI, sono sposato con Patrizia e ho due gemelli Francesco Mauro e Giovanni Marco. Che altro potrei dire? Forse tante cose, ma non vorrei annoiare nessuno, quindi mi limiterò a dire solo che sono una persona che ama sognare, ma poi vive nella realtà e ama la realtà in cui vive; sono una persona che ama la compagnia, ma anche stare da solo; che ama viaggiare, ma anche stare a casa propria, ma soprattutto sono un persona che cerca sempre di sapersi meravigliare di tutto e non dare mai nulla per scontato....


2. Quando si è manifestata in te la voglia di scrivere e quale è stato il tuo primo approccio?

Ricordo che ho iniziato a scrivere storie già in prima elementare, ma ho preso coscienza di poterlo fare davvero e di poterlo fare bene quando mi fu chiesto un articolo sulla non-violenza per il giornalino degli obiettori Caritas (io ho fatto l’obiettore di coscienza). Decisi di trattare il tema non con un articolo, ma con un racconto breve che si intitolava “L’ultimo cavaliere” che piacque molto a tutti e mi convinse che avevo un talento per narrare storie e per parlare anche di argomenti seri utilizzando la fantasia. Così per un lungo periodo scrissi diversi racconti brevi un po’ di tutti i generi anche Horror, e quasi tutti sono stati pubblicati o in antologie, o su riviste specializzate. Poi ho scritto il mio primo romanzo Oddwars, un’auto pubblicazione che unisce il genere Fantasy a quello fantascientifico ed è scritto in maniera particolare, quasi del tutto privo di descrizioni è un dialogo continuo. Di questo libro mi piace dire che è pensato come film e scritto come un fumetto, se poi sia una buona cosa lo lascio giudicare a chi lo ha letto e se qualcuno fosse interessato in rete si può ancora acquistare. Alcuni miei racconti, i più recenti, si possono trovare anche sul mio blog dedicato alla religione e alla fede http:\\umbradei.wordpress.com

3. Quando per te è il momento ideale per scrivere?

Devo ammettere che ultimamente, da quando sono diventato papà, trovare il tempo per scrivere è sempre più difficile. Però in generale il momento ideale, per me, non corrisponde a un tempo preciso della giornata bensì a uno stato d’animo interiore, cioè quando sento dentro di me una sorta di “sacro furore” che deve erompere su carta, come se la storia che è nella mia mente volesse erompere fuori e fissarsi su carta più velocemente di quanto io riesca a scrivere. Questo è però uno stato d’animo che non nasce a comando, anzi quasi mai, e così alle volte mi devo imporre di scrivere, vincendo anche una certa, naturale, pigrizia e poi, proprio mentre mi “costringo” a scrivere mi capita quello che ti dicevo e in quel momento so che sto scrivendo le mie cose migliori.

4. Per alcuni la musica aiuta a scrivere, per altri invece il silenzio è il miglior compagno. Tu cosa preferisci?

Tra le due indubbiamente la musica, ma in generale devo dire che quando mi prende quell’ispirazione di cui parlavo prima riesco a estraniarmi totalmente dalla realtà in cui mi trovo. L’unica cosa che può darmi davvero fastidio è se vengo interrotto direttamente (perché qualcuno mi chiede qualcosa, ad esempio) costringendomi a uscire dalla realtà che sto raccontando, anche perché, poi, non sempre è detto che riesca a riprendere l’ispirazione immediatamente e con facilità.

5. Parliamo ora del tuo libro, E un elfo li radunò. Come ti è venuta l’ispirazione per questa bellissima storia?

La storia di “E un elfo li radunò...” nasce dalla mia vita, dal mio vissuto di amicizia e dalle lunghe, interminabili partite a Dungeons & Dragons che con i miei amici facevo negli anni dell’adolescenza. Infatti i personaggi principali sono tutti ispirati a quelli che usavamo quando giocavamo di ruolo e io, spesso e volentieri, avevo il doppio ruolo di giocatore come Questor l’elfo e di Dungeon Master (il Maestro) ovvero di colui che racconta e gestisce la storia. Nasce quindi dal mio desiderio di scrivere una storia che fosse un omaggio a quell’epoca della mia vita e alle mie amicizie, ma che avesse allo stesso tempo un respiro più ampio e potesse essere letta e goduta da tutti. Inoltre volevo una storia che si rifacesse sì a un fantasy di stampo classico, ma che avesse anche elementi di novità. Se poi ci sono riuscito o meno lo lascio decidere ai lettori, ma a sentire i commenti e le recensioni fino ad ora (quasi tutte positive ed entusiaste) oserei dire di sì.

6. E’ un libro corposo, molte sono le sue pagine e deduco che per te è stato un impegno non indifferente scriverlo. Ci sono stati momenti in cui non riuscivi ad andare avanti? Momenti in cui non uscivano le parole giuste?

No, se devo essere sincero momenti in cui sono rimasto bloccato non ne ricordo e non mi sembra ci siano stati. Ci sono stati momenti in cui ero pigro e non volevo continuare, ma mi sono imposto di farlo. Oppure momenti in cui ero preoccupato per le pieghe che stava prendendo la vicenda perché non riuscivo a vedere come poterne uscire, ma poi, quando mi mettevo a scrivere erano sempre i personaggi a mostrarmi la via, una via quasi sempre inaspettata anche per me.

7. Parliamo di Questor, l’elfo eterno. Chi è Questor?

Questor sono io o almeno una parte di ciò che ero e che è comunque rimasta in me. Infatti Questor era il personaggio che avevo quando giocavo a Dungeons & Dragons e che all’epoca si chiamava Questor Erendyl, poi nel momento in cui il libro ha trovato un editore ho pensato di cambiarne il nome in Questor Lainsias (che è la fusione dei nomi dei miei figli, Francesco e Giovanni, in gaelico) per evitare problemi di copyright. Questor è colui che è sempre in ricerca, che si mette sempre in discussione, che cerca di mettere d’accordo tutti, di piacere a tutti. Questor è, però, anche quello che non si fida mai del tutto e ha sempre pronto un piano di riserva, quello che subisce il fascino femminile fino al punto di dimenticare tutto il resto, ma è anche quello capace di lottare fino alla morte per un amico o per un ideale. Questor è quindi un elfo, ma è molto umano, è un po’ cowboy e un po’ don Chisciotte, un po’ John McClane e un po’ un don Giovanni. Soprattutto credo sia un personaggio vero, non tanto nelle cose che fa (il mio libro è pur sempre un fantasy), ma nei suoi dubbi, nelle sue paure, nei suoi sentimenti. Io poi ciò che cercavo l’ho trovato, l’ho trovato nella fede, l’ho trovato in mia moglie e nel diventare papà. Questor, invece, nel libro questo non l’ha ancora trovato o almeno non del tutto, perché a dire la verità nel libro i Questor sono due, e se anche di uno si parla poco, in realtà è comunque sempre presente, ma non voglio dire di più per non svelare troppo della trama.

8. Diamo spazio anche agli altri personaggi, perché ognuno, a modo loro entrano nel cuore di tutti. Parlaci di Sir Clarosangue, di Lupin, Vysuus, di Wise, Jellicle e anche di Konar. Da dove sono nati e quali sono i loro punti di forza.

E’ vero, hai ragione. Sono un po’ tutti modellati sui miei amici, ma come mi disse un amico saggio una volta che gli rivelai questa cosa, in realtà sono modellati su come io vedo i miei amici e su come io ho vissuto i miei rapporti con loro. Può sembrare una distinzione poco importante, ma invece è fondamentale. Questo amico saggio era Sir Rynthoor Clarosangue, sovrano del regno di Berkelion, una persona simpatica, di compagnia, in apparenza superficiale, ma invece capace di vedere il cuore delle cose, la loro anima. Spontaneo, irruento, alle volte poco attento alle buone maniere, ma sempre concentrato sull’essenziale. Dopo di lui sicuramente viene Wise, chierico di Wotan, personaggio misterioso, dalle poche parole, ma dai mille pensieri non sempre lineari (anzi quasi mai). Anche lui ispirato da un mio caro amico con cui sono cresciuto e che ho sempre fatto fatica a capire appieno. Ogni parola o ogni frase di Wise può nascondere un doppio senso che agli altri sfugge, ma non c’è mai una volontà cattiva ad animarlo, solo una sensibilità diversa dagli altri, forse più acuta, ma che non è sempre semplice da capire e proprio per questo, per la paura di essere giudicati, di essere fraintesi Wise preferisce parlare poco. Lupin è sempre allegro, scherzoso, ma è solo una facciata. In realtà anche lui ha i suoi drammi e la sua storia alle spalle, ma preferisce parlarne poco, anche lui è modellato su un mio amico, ma in maniera più blanda di Wise e Rynthoor e lo stesso accade per Jellicle dove gli spunti sono solo nel nome e poco più, anche perché poi esigenze narrative hanno preso il sopravvento (e credo che pochi potessero indovinare la verità su di lui). Konar è invece, anche nella vita, il mio più caro amico, anche se oggi tra famiglia e lavoro ci vediamo davvero poco. Chiaramente non è cattivo e crudele come nel romanzo, dove a me necessitava rappresentare il male come tale, anzi, ma è vero che è sempre stato più abile di me come stratega, essendo capace di avere una visione d’insieme più ampia della mia. Infine c’è Vysuus che, nelle mie intenzioni, doveva ricordare un amico col quale però ho avuto una serie di problemi davvero pesanti, almeno per me, che mi hanno portato a cambiarne anche il nome e a non caratterizzarlo come avrei voluto e in effetti forse appare il personaggio più debole di tutto il libro (o almeno a me pare così). Come cerco di dire nel libro non sempre il rapporto d’amicizia è semplice o facile e alle volte non è proprio possibile essere amici, senza che questo sia colpa di qualcuno.

9. Ci sarà un seguito del tuo libro? Potremmo ancora leggere delle avventure degli eroi di Nuncupo?

Io mi auguro di sì. Nella mia testa storie da raccontare con gli eroi di Nuncupo ce ne sono molte, ora spero solo di riuscire a trovare il tempo per farlo e poi di essere capace di farlo con la stessa qualità di questo libro.

10. Parlaci adesso della tua casa editrice, la Linee Infinite e di Simone. Come ti sei trovato con loro?

Benissimo, mi sono davvero trovato benissimo con loro. A iniziare da Chiara Guidarini l’editor che ha “scoperto” il mio romanzo per finire con Simone Draghetti. E’ chiaro che Linee Infinite rimane sempre un editore, però penso di poter dire che con molte delle persone che ci lavorano (Chiara, Marco, Paolo, Simone) e anche con alcuni degli autori che con Linee Infinite pubblicano o hanno pubblicato (Silvia, Giuseppe, Stefano) ho stretto dei rapporti che vanno un po’ oltre quello con un semplice editore o collega, forse vanno nella direzione dell’amicizia. E’ altrettanto chiaro che le possibilità di Linee Infinite non sono quelle di una grande casa editrice e quindi ci deve essere una sinergia tra l’autore e la casa editrice per cercare di promuovere il proprio libro, ma nei ragazzi di Linee Infinite ho sempre visto la passione per ciò che fanno, per i loro autori e per i libri che pubblicano. Una passione e una cura che è simile a quella che lo stesso autore ha verso i suoi libri. Quindi io non posso che ringraziare Simone Draghetti e Linee Infinite e sperare di poter pubblicare ancora con loro.

Per leggere la recensione di E un elfo li radunò, cliccate sul link

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