lunedì 30 settembre 2013

Intervista a Vincenzo Monfregola Autore di Maschera




Ben ritrovati cari entucci e buon inizio settimana! Oggi nel nostro salottino ospitiamo un grande poeta, lui è Vincenzo Monfregola mio collega di lavoro ;) e ve lo presento con molto piacere.


1. Ciao Vincenzo un grande benvenuto sul nostro blog e nel nostro salottino. Permetti ai nostri lettori di conoscerti di più, parlaci di te, chi è Vincenzo?


Un saluto a tutti i lettori, ti ringrazio molto per concedermi questa possibilità.
Dirti con poche parole chi è Vincenzo Monfregola è un compito abbastanza complesso, ma proverò a farlo ugualmente.
Vincenzo è una persona che ama tutto quel che splende di luce autentica, tutto quello che non è impreziosito se non dalla semplicità che ne delinea l'essenza. Nasce e cresce a Napoli, consegue il diploma di capotecnico in elettronica industriale, materia per niente attinente a quanto realmente ama.
Si scopre autore nell'età adolescenziale e ha riconosciuto la sua passione gradualmente, fino a portarsi alla partecipazione di alcuni concorsi letterari e poi il grande esordio avvenuto nel 2001 dopo essersi classificato al Terzo Posto al Concorso Letterario Internazionale "Michelangelo" di Napoli. Da lì in poi inizia un vero e proprio percorso di crescita che continua ad esser tale tutt'oggi.
Ama scrivere versi semplici, tiene molto che le sue parole riescono ad essere di tutti per magari arrivare a tanti.


2. Quando è nata in te la passione per la poesia?

Come ti dicevo prima il mio è stato uno scoprirmi autore gradualmente, inizio il mio percorso dall'età adolescenziale quando tutto è in subbuglio e sei alla ricerca del proprio "IO". La passione per la poesia è venuto a svelarsi quando avvertii il bisogno di voler condividere quanto scrivevo, avevo bisogno di raccontarmi a quanti avrebbero voluto leggerle.

3. Da dove trai ispirazione per scrivere le tue poesie?

Le mie poesie nascono da tutto quello che ascoltano i miei occhi e guardano le mie orecchie, prendono "tono" da tutti quei rumori che il silenzio urla, le mie emozioni, i miei stati d'animo, i miei colori che altalenanti sfumano da quelli chiari a quelli scuri.
Ogni verso lo condivido come un tatuaggio che su fogli di carta che cerca di raccontare le mie emozioni, ogni linea rappresenta uno spazio di tempo e tutte insieme disegnano quanto questa enorme clessidra, che è la "vita", vuole raccontarmi.

4. Parlaci ora della tua bellissima raccolta Maschera, perché la scelta di questo titolo e di cosa parlano le tue poesie?

"Maschera" è un progetto che nasce tanti anni fa, ne prende forma nel 2012 e viene promossa per la pubblicazione nel 2013 da egoEdizioni, del Gruppo Editoriale David and Matthaus.
Partecipai al Concorso Letterario "MEGARIS" di Napoli e mi classificai al Primo Posto, era uno degli eventi più banditi del tempo infatti testate giornalistiche ne dedicavano uno spazio importante soprattutto in fascia regionale; ovviamente la scelta del titolo della silloge non è casuale, "Maschera" è la poesia che mi fece vincere quel concorso ed era nei miei progetti, da svariati anni, dar luce a quanto ha improntato in modo deciso il mio esordio.
Ci sono alcune delle poesie della tua raccolta a cui sei più legato? Se è sì quali sono e perché?
Le poesie sono tutte dettate da quanto mi racconta il tempo, sono tutte importanti e per ovvi motivi nutro per ognuna di esse un particolare coinvolgimento perché mi riportano a quanto ho vissuto o vivo tuttora.
Sicuramente ce n'è più di una che mi racconta o che mi ha portato a scrivere versi di eventi intensi, non ti dirò quali perché credo che il lettore "attento" riesca a percepire dove ho urlato in versi il silenzio che racconta.

5. Cosa significa per te scrivere poesie?

"Raccontarsi", sì per me scrivere poesie è come svelare con eleganza tutto quanto c'è da condividere, affinché le emozioni si mischino e trovino spazio là dove devono arrivare ed "essere". Poetare con raffinata semplicità per nutrire il bisogno vitale di un tempo che si consuma nel tempo stesso.
Quali sono i poeti che adori in assoluto e perché?
Tanti e tutti apparentemente diversi tra loro, ho citato nella silloge "Maschera" Alda Merini e Italo Svevo ma come faccio a descriverti questo quadro astratto?
Posso solo dirti che adoro la loro "follia", e loro lo sono stati per avere questa visione del tutto personale su quanto la vita regala e toglie, su quanto racconta nelle sfumature, su quanto porta agli "attenti", agli occhi che guardano quanto bisogna vedere nella integra naturalezza.

6. C'è una poesia che hai letto o studiato che ti ha colpito e ti è rimasta nel cuore? Se è sì, qual è e perché?

Onestamente sono tanti i capolavori che hanno improntato la letteratura, ultimamente mi sto dedicando alla lettura di Charles Bukowski, diciamo il "filone" del momento; ti dirò inizialmente non capivo il poetare di questo autore così singolare, le sue poesie possono apparire banali e superficiali laddove si ricerca una lettura classica e teatrale. Bukowski è tutto tranne questo, amo il suo esser schietto e la sua maledetta coerenza con quanto realmente si è portato a vivere, un uomo provato da un'infanzia per niente facile e di sconti di certo non ne ha avuti, credo sia importante relazionarsi con le "realtà" cui ogni autore racconta in versi di poesie o in pagine di romanzi, beh Charles Bukowski è stato realmente un uomo singolare e lo ha dimostrato andando contro un sistema marcio basato sulle finte apparenze, su quel perbenismo costruito e per niente autentico, ce ne sono pochi di "uomini con le palle", consentimi l'espressione, che hanno davvero il coraggio di spiattellare la realtà dell'ipocrisia cui tutt'oggi ci circonda. Apprezzo la sua terminologia perché è nuda e cruda, è rude ma rende quanto la sofferenza di sentirsi "stretti" consuma nella vita di chi soffre mascherandosi, solo il lettore senza limiti può essere predisposto a questo tipo di lettura, limitare o catalogare, ancor peggio classificare, un autore per il suo apparire e non essere, credo sia veramente poco gradevole e per niente costruttivo per chiunque voglia confrontarsi con le poesie e i romanzi di Bukowski.
Delle sue poesie ti riporto una delle ultime che ho letto, l'ho particolarmente gradita, perché ritengo credo ci sia tutto un "senso" rivolto a quanto realmente lui, per una vita intera, ha cercato di urlare ai ciechi e i sordi di una società ipocrita.
"Non c'è niente come esser giovani /e affamati,/vivere in camere ammobiliate/e far la parte dello/scrittore/mentre gli altri hanno/i loro mestieri e/i loro averi./non c'è niente come essere/giovani e /affamati,/ed ascoltare Brahms,/a pancia sgonfia,/manco un'oncia di/grasso,/allungati sul letto/nel buio,/fumando una sigaretta/rollata alla bell'e meglio/e lavorando sulla/ultima bottiglia di/vino,/i fogli che hai/scritto sparsi per/terra./ci sei passato sopra,/avanti e indietro e di traverso, /sui tuoi capolavori che saranno/letti/all'inferno/o forse/masticati da un/topino/curioso./Brahms è l'unico/amico che hai,/l'unico che/vuoi,/lui e la bottiglia/di vino,/mentre capisci che/non sarai mai/cittadino del mondo,/e se arriverai /vecchio/fino in fondo/lo stesso non sarai mai/cittadino del mondo./vino e Brahms/si mischiano ben bene mentre/guardi le/luci/rincorrersi/lungo il soffitto,/per gentile concessione/delle auto/di passaggio./tra un po' dormirai/e certamente/domani/aumenterà/la mole/dei tuoi capolavori."
di Charles Bukowski - Un posto a Filadelfia da "Quando eravamo giovani"

7. Poeta o scrittore, qual è secondo te la differenza o pensi che non ce ne siano?

Non credo ce ne siano, poeta o scrittore significa comunque essere autori.
In MASCHERA nelle prime pagine ho scritto quanto penso in merito, te lo riporto:
Non sono speciale, non lo sono per niente, sono solo una persona che scrive su carta quello che sente. Essere autori non vuol dire cercare i riflettori, essere autori non significa essere narcisi, essere autori non é cercarsi popolarità; l'autore, lo scrittore, il poeta chiamatelo come volete é tutto tranne che esibizionista. Chi scrive non cerca la popolarità e se questa viene é solo ed esclusivamente per condivisione di pensiero, é possibile essere bravi o meno bravi ma nulla é regalato, la gente non ti ascolta se non hai niente da dargli, puoi esporti e metti in gioco il pensiero di una vita, metti in gioco quello che sei e che hai dentro ma la gente non ti ascolta, non viene a leggerti se non per condivisione di pensiero.
" Essere scrittori non significa per forza essere bravi a farlo, ma se lo sei o lo diventi é perché le fatiche e l'umiltà ti portano ad esserlo o diveltarlo, ma se non hai niente da raccontare la gente non ti ascolta".
Se non siete di questa idea allora non siete poeti, né scrittori né tantomeno autori... siete solo attori ma manco da teatro, da televisione o da cabaret, siete comparse, semplici comparse della vostra vita. Se poi vedete con invidia e cercate di sporcare chi di cose ne ha da raccontare, beh allora non siete nemmeno in grado di fare i primi passi verso la vita, quella vera, ma se tali siete tutte queste parole non avranno senso, non é colpa vostra e col tempo la vita stessa vi insegnerà a capire quanto scritto.

8. Prossimi progetti?

Tanti ma nessuno ufficializzabile in quanto ultimamente preferisco vivermi passo per passo, quindi sarà il tempo stesso a darmi la possibilità di poterlo fare qualora sia necessario avvenga.

Per leggere la recensione alla raccolta poetica Maschera, cliccate sul link:

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