sabato 15 dicembre 2012

Leggiamo Insieme #3



Buon pomeriggio mie cari Ent eccoci con un altra puntata dela rubrica Leggiamo Insieme che verra pubblicata ogni sabato,  scommeto che vi state chiedendo cosa sia ed eccovi la risposta essa non è un concorso letterario ho una lettura collettiva, ma consiste nel presentarvi un estratto, ho il primo capitolo di un libro a mia scelta, cosi da farvelo conoscere tramite la lettura di questa anteprima sono accette anche richieste ^_^ il libro che ho scelto e uno dei miei preferiti in assoluto di questo sequel: 

Lara Adrian: Il Bacio Eterno 


Lara Adrian
Il Bacio Eterno (Ashes of Midnight)
Leggereditore
Traduzione di Laura Bortoluzzi
€ 10,00
Berlino, Germania

Il vampiro non aveva idea che la morte lo attendesse nell'oscurità. I suoi sensi erano carichi di un bisogno impellente, mani e braccia piene della donna seminuda dai capelli rossi che lo toccava trattenendo a stento la propria lussuria. Troppo eccitato per accorgersi che non erano soli nella camera da letto del suo Rifugio Oscuro, spalancò le doppie porte intarsiate e condusse all'interno la sua preda vogliosa e ansimante. La donna, instabile sui tacchi alti, si sottrasse alla sua presa ridendo e agitando un dito davanti al viso. «Hans, mi hai dato troppo champagne» farfugliò, incedendo con passo malfermo nella stanza buia. «Mi gira la testa.» «Passerà.» Anche il vampiro tedesco biascicava, sebbene non per colpa dell'alcol che aveva inebriato la sua ignara accompagnatrice americana. Le zanne gli si allungavano in bocca e la sua lingua era intrisa di saliva in vista del pasto imminente. La seguì con mosse studiate mentre chiudeva le porte dietro di sé e imprigionava la sua preda. I suoi occhi splendevano come tizzoni ardenti, passando dal loro colore naturale a qualcosa che non era di questo mondo. Nonostante la donna sembrasse non accorgersi del cambiamento che stava avvenendo in lui, il vampiro le si avvicinò a testa bassa, attento a nascondere l'ardore del suo sguardo assetato di sangue. A parte quel velato chiarore d'ambra e il fioco bagliore delle stelle fuori dalle alte finestre affacciate sui giardini del Rifugio Oscuro, non c'era luce nella stanza. Ma la sua appartenenza alla Stirpe gli permetteva di vedere anche al buio. Lo stesso valeva per colui che era venuto a ucciderlo. Avvolto nell'ombra all'altro capo della grande stanza, uno sguardo cupo si accese quando il vampiro afferrò da dietro la sua Ospite di sangue e si mise all'opera. Il primo aspro fiotto color rame della vena umana perforata fece spuntare per riflesso incondizionato le zanne di chi osservava la scena. Anche lui era affamato, più di quanto volesse ammettere, ma era venuto per uno scopo più importante. Era venuto a vendicarsi. A farsi giustizia. Era questa missione di primaria importanza a tenere i piedi di Andreas Reichen inchiodati al pavimento, mentre l'altro vampiro, dall'altra parte della stanza, si dissetava con cieca avidità. Aspettò paziente, solo perché sapeva che l'uccisione di questo maschio gli avrebbe fatto fare un altro passo avanti verso il compimento della solenne promessa fatta circa tre mesi prima... la notte in cui il suo mondo era stato distrutto, ridotto a un cumulo di cenere e macerie. Reichen si tratteneva a stento. Dentro di lui si agitava una fiamma rabbiosa. Le sue ossa sembravano barre d'acciaio incandescenti sotto la pelle. Il sangue gli scorreva veloce nelle vene, fuoco liquido che lo bruciava da capo a piedi. Ogni muscolo e ogni cellula del suo corpo reclamava a gran voce quel castigo e lo faceva con una furia che sfiorava la fusione nucleare. Non qui. Non lui. Il prezzo da pagare se si fosse abbandonato del tutto alla collera sarebbe stato troppo alto e quel figlio di puttana non ne valeva la pena. Reichen tenne a bada la sua parte esplosiva, ma lo sforzo giunse una frazione di secondo in ritardo. Il fuoco che aveva dentro si stava già propagando e bruciava le fragili catene del suo autocontrollo... All'improvviso l'altro vampiro sollevò la testa dal collo della donna. Inspirò bruscamente dal naso, poi grugnì, in preda a un allarme... animalesco. «C'è qualcuno qui.»  «Che hai detto?» mormorò lei, ancora sconvolta dal morso del vampiro che le sigillava la ferita con la lingua per poi scacciarla lontano da sé. La donna barcollò in avanti, sbuffando sottovoce un paio delle sue imprecazioni preferite. Nell'istante in cui il suo sguardo indolente si posò su Reichen, un urlo le sgorgò dalla gola. «Oh, mio dio!» Sentendosi gli occhi bruciare del fuoco ambrato della sua collera e le zanne lacerare le gengive, pronte alla lotta imminente, Reichen fece un passo fuori dall'ombra. La donna lanciò un altro urlo, con l'isteria che le cresceva negli occhi in preda a un panico selvaggio. Guardò il suo accompagnatore in cerca di protezione, ma il vampiro non sapeva più che farsene di lei. Con uno spietato manrovescio la spinse via e avanzò con cautela. Il colpo la fece cadere a terra. «Hans!» esclamò lei. «Oh, dio, che succede?» Soffiando dalle narici, il vampiro affrontò l'intruso inatteso e si accucciò in posizione di attacco. Reichen ebbe solo un attimo per gettare una rapida occhiata all'umana confusa e terrorizzata. «Vattene.» Con la forza del pensiero sbloccò le porte e le spalancò. «Esci, femmina. Ora!» Mentre lei si rialzava in tutta fretta dal pavimento di marmo lucido, il vampiro del Rifugio Oscuro balzò in aria disegnando un solo, fluido arco. Prima che i suoi piedi toccassero terra Reichen si scagliò contro il bastardo. I loro corpi si scontrarono e l'esplosione dello slancio di Reichen li scaraventò entrambi dall'altra parte della stanza. Con le enormi zanne scoperte, gli occhi feroci color ambra intrecciati nel livore più mortale, si schiantarono insieme contro il muro come una palla che va in mille pezzi. L'impatto fece incrinare qualche osso, ma a Reichen non bastava. Neanche lontanamente. Buttò giù il maschio della Stirpe che si dibatteva furente e lo bloccò sul pavimento premendogli un ginocchio sulla gola. «Pazzo insensato!» ruggì il vampiro, arrogante malgrado il dolore. «Lo sai chi sono io?» «Lo so chi sei, agente operativo Hans Friedrich Waldemar.» Reichen digrignò denti e zanne rivolgendogli un sorriso irriverente e uno sguardo sprezzante. «Non dirmi che ti sei già dimenticato chi sono io.» No, non se l'era dimenticato. Il ricordo balenò dietro il dolore e la paura nelle pupille assottigliate di Waldemar. «Figlio di puttana... Andreas Reichen.» «Esatto.» Reichen incatenò il bastardo a uno sguardo così carico di odio che sostenerlo doveva far male. «Che c'è, agente Waldemar? Sembri sorpreso di vedermi.» «Io... io non capisco. L'attacco al Rifugio Oscuro l'estate scorsa...» Il vampiro fece un respiro soffocato. «Avevo sentito dire che erano morti tutti.» «Quasi tutti» lo corresse Reichen con fermezza. E ora Waldemar conosceva il motivo di quella visita inattesa. Era impossibile fraintendere la desolata consapevolezza del suo sguardo. O il terrore puro. Quando riprese a parlare, gli tremava un po' la voce. «Io non c'entro niente, Andreas. Devi credermi...» Reichen sbuffò. «È quello che hanno detto anche gli altri.» Waldemar cominciò a dimenarsi, ma Reichen gli premette ancora più forte il ginocchio sulla gola. Waldemar ansimava, cercando di alzare le mani mentre il peso dell'avversario iniziava a bloccargli le vie respiratorie. «Ti prego... dimmi solo cosa vuoi da me.» «Giustizia.» Senza provare né soddisfazione né rimorso, Reichen afferrò la testa di Waldemar e la tirò con violenza. Il collo del maschio della Stirpe si ruppe e poi la sua testa ricadde all'indietro con un tonfo pesante sul pavimento. Reichen fece un sospiro profondo che servì a poco per liberarlo dal senso di angoscia per essere vivo e solo. L'unico superstite.L'ultimo della sua famiglia. Quando si rialzò, pronto a lasciarsi alle spalle quest'ultima morte, lo scintillio di un vetro lucente su uno dei tanti scaffali di mogano della stanza colpì la sua attenzione. Si avvicinò guardingo, con i piedi che si muovevano automaticamente, lo sguardo penetrante fisso sul volto del nemico che lo fissava dalla fotografia nella cornice d'argento. La prese in mano e la osservò, le dita incandescenti a contatto con il metallo della cornice. Più guardava l'odiato volto più gli bruciavano gli occhi, mentre un grugnito gli si contorceva in fondo alla gola, infiammata da un rabbia viscerale che covava ancora sotto la cenere. Wilhelm Roth era in mezzo a un gruppo di maschi della Stirpe con la divisa cerimoniale dell'Agenzia Operativa. Erano tutti in ghingheri, con lo smoking nero e la camicia bianca inamidata, i petti adornati da fusciacche di seta lucente e medaglioni splendenti, e pugnali dorati sul fianco. Reichen sbuffò davanti alla presunzione - l'arroganza smaniosa di potere - impressa su quelle facce dal sorriso compiaciuto. Adesso erano tutti morti... Tutti tranne uno. Aveva lasciato Roth per ultimo, risalendo meticolosamente la gerarchia. Prima i membri dello squadrone della morte dell'Agenzia che aveva teso l'imboscata al suo Rifugio Oscuro e aperto il fuoco su qualunque essere vivente ci fosse all'interno, donne comprese, persino i bambini che dormivano nelle culle. Poi aveva preso di mira il manipolo di fiancheggiatori dell'Agenzia che non avevano fatto mistero della loro obbedienza al potente capo del Rifugio Oscuro da cui era partito l'ordine del massacro. Uno dopo l'altro, nell'arco delle ultime settimane, i colpevoli avevano trovato la loro fine. Il vampiro che giaceva morto stecchito sul pavimento era l'ultimo membro conosciuto della cricca corrotta di Wilhelm Roth in Germania. Restava solo Roth. Il bastardo sarebbe bruciato per quello che aveva fatto. Ma prima avrebbe sofferto. Lo sguardo di Reichen tornò a posarsi sulla fotografia incorniciata che aveva in mano e si bloccò. A prima vista non aveva notato la donna. Tutta la sua attenzione - e la sua furia - si era concentrata su Roth. Adesso che l'aveva trovata, non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. Claire. Era in disparte, di fianco al gruppo di maschi delia Stirpe, minuta ma regale nel lungo vestito grigio chiaro senza maniche che le risaltava la sua pelle leggermente scura e liscia. I suoi morbidi capelli neri erano raccolti in uno chignon perfetto, senza nemmeno un ciuffo fuori posto. Sembrava invecchiata di un anno soltanto da quando l'aveva conosciuta: era normale, visto che il legame di sangue che la univa al compagno che aveva scelto da una trentina di anni a questa parte la manteneva giovane e forte. Claire guardava Wilhelm Roth e i suoi amici criminali, che sorridevano con un'espressione forzata, perfettamente indecifrabile. La compagna ideale per il vampiro che si era dimostrato l'avversario più insidioso di Reichen. Claire. Dopo tutto questo tempo. La mia Claire, pensò amaramente. No, non sua. Un tempo, forse. Molto tempo fa, e solo per pochi mesi. Un breve lasso di tempo. Storia vecchia. Reichen fissava l'immagine della donna dietro il vetro della cornice, sorpreso dall'estrema facilità con cui il suo odio per Wilhelm Roth si estinguesse davanti alla sua Compagna della Stirpe. Dolce, incantevole Claire... nel letto del suo acerrimo nemico. Lei sapeva quanto Roth fosse corrotto? Lo tollerava? Importava ben poco. Lui aveva una missione da compiere. Una giustizia da reclamare. Una mortale, definitiva vendetta da mettere in atto. E niente l'avrebbe fermato... nemmeno lei. Lo sguardo di Reichen si riabbassò sulla fotografia, la sua ira che covava nella luce ambrata riflessa dal vetro. Cercò di raffreddare la tempesta acida che si agitava nel suo stomaco, ma era troppo tardi. Brontolando, gettò la fotografia a terra e si girò. Si diresse con circospezione verso una finestra e l'aprì, sapendo che non poteva fidarsi delle sue sensazioni adesso che la rabbia stava per prendere il sopravvento. Con un salto Reichen si accucciò sul davanzale della finestra, nelle orecchie il crepitio incandescente dell'argento che fondeva e il vetro che scricchiolava mentre le fiamme inghiottivano la cornice dietro di lui. Poi balzò nella cupa notte autunnale per porre fine a ciò che Wilhelm Roth aveva cominciato.

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